Venezia73 – “El Ciudadano Ilustre” (Il cittadino onorario) è leggero e complesso: il vero, il falso, l’arte e il divertissement

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E’ lui o non è lui? E’ davvero accaduta la storia che Daniel Mantovani racconta nel suo ultimo libro? Ma Daniel Mantovani ha la barba o non ce l’ha? (quest’ultima domanda sembra non c’entri nulla, ma vedrete…).

Daniel Mantovani è, forse, un grande scrittore, che riceve un premo Nobel che vive come un fallimento: vuol dire che la sua arte non è più “scomoda”. Si chiude nel suo successo, dice di no ad ogni proposta di intervista, di premio, di apparizione. Forse.
E poi arriva la richiesta del suo paese natale, Salas, sperso nell’Argentina rurale a 7 ore di distanza da Buenos Aires. E Daniel Mantovani decide di andare, forse.

I “forse” che ho inserito nella trama sono d’obbligo, perché alla fine non sappiamo se tutto questo accade o accade solo nel romanzo di Mantovani. Ma poco importa:

la realtà non esiste, sono solo interpretazioni. la verità (o quello che chiamiamo verità) è solo l’interpretazione prevalente

E ne “Il ciudadano ilustre” c’è anche una bella riflessione sull’arte e sull’artista. Sul fuggire dalle convenzioni. L’artista deve rompere gli schemi, interrogare il presente, puntare al futuro.

Un film che lancia questioni come queste, anche soltanto superficialmente, già merita una menzione. Se poi il film è realizzato con uno stile leggero, facendo anche ridere, tanto meglio.

“Il cittadino onorario” è un buon film, denso e leggero e anche avvincente. Resta il dubbio che sia un po’ facile fare ironia sugli abitanti di Salas, contadinotti grezzi che davvero poco c’azzeccano con il colto loro concittadino.

[spoiler di seguito!!!]

Ah, la questione della barba. Sta tutto in una storia che Daniel Mantovani racconta al suo autista:

Due gemelli. Ma uno è invidioso dell’altro e cerca di distinguersi. Quindi si lascia crescere la barba. I due fanno la loro vita ma quello senza barba ha successo: sposa una donna meravigliosa, ha una bella casa, dei bei soldi, riceve visite importanti di gente della capitale, con macchinoni neri.
Il gemello con la barba, invece, è povero e rosica. Un giorno, questi invita il fratello senza barba a fare una passeggiata. Lo uccide, si rasa per bene il volto e ne prende il posto. Passerà mesi incantevoli con la bella moglie e nella bella casa. Poi arriveranno gli ospiti dalla capitale, con i macchinoni neri. Scenderanno e, pum!, gli spareranno. E il gemello con la barba, che ora è senza barba, morirà.
Alla fine, che tu abbia la barba o no, la vita finisce. E che tu sia vero o falso, alla fine muori

Daniel Mantovani ha la barba. Poi la barba non ce l’ha più quando presenta il libro sulle sue avventure a Salas. E’ che l’avventura di Salas lo ha reso più saggio e quindi è cambiato, cambiando anche aspetto? O è che l’avventura di Salas non c’è mai stata e abbiamo visto solo una finzione? il libro che diventava film?
Ma alla fine, come dice Daniel, non importa. Quel che conta è il messaggio. Che arriva forte e chiaro.

 


“El Ciudadano Illustre” (Il cittadino onorario)
di Mariano Cohn e Gastón Duprat
scritto da Andrés Duprat
con Oscar Martínez (Daniel Mantovani)
presentato a Venezia73 in concorso
in uscita Italia il 8 settembre 2016

 

 

By |2017-04-07T19:26:33+00:00Settembre 4th, 2016|Categories: festival, film, recensioni|Tags: |

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One Comment

  1. Venezia73. I premi | Bubbleblog festival Settembre 11, 2016 at 6:06 pm - Reply

    […] Coppa Volpi per l’interpretazione maschile a Oscar Martinez per EL CIUDADANO ILUSTRE di Mariano Cohn e Gaston Duprat [link] […]

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