come cambia l’advertising online (in due articoli del NYTimes)

//come cambia l’advertising online (in due articoli del NYTimes)

Due articoli ferragostani del New York Times parlano di advertising online e sono, a mio avviso, collegati.

Il primo è di Mike Isaac che il 9 agosto (“Facebook blocks adblockers”-> link) dà la notizia che Facebook bypasserà i software di adblockers sul sito desktop.

Ma l’articolo non racconta solo questo. Il VP di Facebook è consapevole che non si tratta di avviare una guerra di codice contro gli adblockers ma piuttosto cercare un modo di fornire ai propri utenti annunci pubblicitari migliori.

L’articolo si sofferma sul fatto che molte cose che sono “gratis” su internet sopravvivono grazie alla pubblicità online e se gli adblockers si diffondono (come si stanno diffondendo) è a rischio un intero settore che deve ripensare il proprio modello di business.

Ma il punto centrale dal punto di vista dell’advertising resta: come veicolare pubblicità su internet? (visto che ormai le tecniche classiche, fondamentalmente degli adattamenti dei vecchi schemi, non stanno funzionando).

Nel secondo articolo (“It’s thrilling, it’s chilling, it’s a 30 mins ads” del 14 agosto -> link) arriva una delle possibili risposte.

Nel pezzo di Alina Tugend si racconta della strategia pubblicitaria di Qualcomm in Usa e in Cina: un cortometraggio di 30 minuti realizzato da Ogilvy & Mather e scritto e diretto da un professionista (Armando Bo, sceneggiatore premio Oscar per Birdman di Inarritu). Sostanzialmente un thriller che solo incidentalmente accenna al nuovo Snapdragon (uno dei processori più noti per gli smartphone).

Il succo dell’operazione sta in una dichiarazione dell’agenzia Ogilvy & Mather che non ha rivelato quanto sia costato il cortometraggio ma ha detto “con meno soldi richiesti per comprare spazi in televisione, più risorse sono disponibili per la produzione”. Ovvero, più contenuto.

E poi ancora:

“We think this is the direction advertising is headed. As long as sports exists, we will still do 30- and 60-second commercials, but with most other entertainment there is a lot of resistance to watching bread-and-butter advertising.”

Ma le questioni che si aprono nel confondere sempre di più advertising e entertainment non sono poche. Il New York Times cita Mark Crispin Miller che studia Media alla NY Univeristy

Ads, by their nature, often exaggerate “the benefits or virtues of the products and, even more troubling, downplay the dangers or risk of a product,” Mr. Miller said. And using big stars “makes the commercial intent even harder to perceive and blurs the true purpose behind the work.”

By |2016-08-17T22:52:47+01:00Agosto 17th, 2016|Categories: bubble marketing|Tags: , , |

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