Se anche il Partito Comunista Cinese fa uno spot che gioca sulle emozioni…

//Se anche il Partito Comunista Cinese fa uno spot che gioca sulle emozioni…

95 anni fa fu fondato il Partito Comunista Cinese che nel mese di luglio è apparso sulla CCTV, principale televisione del Paese, in un nuovo spot televisivo che lo fa sembrare, come dice il New York Times in un commento (-> link) “una comunità di umili buonisti che tiene silenziosamente insieme la Cina”.

Ma oltre l’aspetto politico sono interessanti anche le scelte di comunicazione e l’immagine che il Partito ha deciso di dare di sé.

Il New York Times traduce le prime scene del video (un video sottotitolato è a questo -> link)
“Chi sono io? Che genere di persona sono?” si chiede l’uomo in riva al mare. La risposta arriva nelle scenette successive: “Sono quella che va via per ultima” dice un’insegnante che pulisce la lavagna dopo la lezione; “Sono quello che comincia a lavorare per primo” dice un’operatore ecologico; “Sono quello che pensa per ultimo a se stesso” dice un chirurgo esausto dopo una operazione… e così via fino alla fine: “Sono il Partito Comunista Cinese, sempre con te”.

Lo stile di questo spot non è distante dai grandi marchi occidentali che cercano affinità emozionali con il target.

Il confezionamento di questo video segue le regole canoniche: l’uso della musica del piano, struggente; il montaggio che esalta i dettagli (come la ragazza che pulisce la lavagna e si mette in punta di piedi per raggiungere le parti più alte)

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E alcune scelte di sceneggiatura. Come la stessa ragazza che dopo aver spento la luce si volta e guarda l’aula che sta lasciando per dare un ultimo affettuoso controllo che tutto sia a posto.

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Unica concessione alla disciplina di partito è nella vignetta del vigile che da solo sotto la pioggia “segue le regole fino alla fine”.

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Significativa anche la scenetta del ragazzo che prende una scala e aggiusta da solo il lampione pubblico che non funziona: “sono quello che agisce per primo”

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Il ralenty è usato ovunque. Colpisce per la carica emotiva il poliziotto che leva l’acqua dagli scarponi o il pescatore che fissa la cima della barca sotto la pioggia.

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Di nuovo il montaggio, utilizzato per creare connessioni fra i personaggi. L’operatore ecologico che all’alba si toglie la maschera dopo aver pulito e il chirurgo che se la toglie pure dopo la lunga operazione.

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E infatti, tutti i protagonisti delle varie vignette si riuniscono seduti sul prato, a dare volto al Partito Comunista Cinese e a rappresentare l’intera Cina.

spot partito comunista cinese jul16

Le diversità, per fare solo due esempi, con l’ultimo spot Samsung o con il vecchio spot Enel dei Guerrieri sono minime. Non viene raccontato nessun fatto o presentato nessun prodotto (se non in via incidentale) ma si cerca solo l’emozione per cercare una connessione forte con il brand.

Samsung il 20 giugno del 2016 ha pubblicato uno spot per il suo Samsung s7 edge e Gear IconX dove usa come testimonial un’atleta del sud Sudan, il più giovane stato del pianeta, ancora oggi perso tra guerre civili e povertà.

Anche Enel, nel 2013, come il Partito Comunista Cinese oggi, utilizzava testimonial di lavoratori che con la loro energia portavano avanti il Paese (con musiche coinvolgenti e ralenty estesi).

A tutto questo arriva anche il Partito Comunista Cinese, autoritario e corrotto, che sceglie di far breccia nella Nazione non più con i toni militari e le musiche epiche, ma con le emozioni e i ralenty.

Anni fa non era così:

C’era sempre la ricerca di una emozione, ma di una emozione collettiva, legata al far parte di un grande corpo che si muove all’unisono, come in una parata militare.
Il nuovo spot racconta invece di storie personali, comunque tese a supportare una comunità, ma con un livello di individualismo molto maggiore. Anche questo in pieno stile occidentale.

By |2016-07-30T09:14:18+01:00Luglio 30th, 2016|Categories: bubble marketing|Tags: |

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One Comment

  1. […] Ma anche l’ultimo del quale abbiamo parlato qui (lo spot di luglio 2016 del Partito Comunista Cinese –> link). […]

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