E i Fine Brothers ci ripensano: React World non si fa (!?)

//E i Fine Brothers ci ripensano: React World non si fa (!?)

Va bene che le news al tempo di internet viaggiano alla velocità della luce. Ma avevamo appena finito di parlare della mossa dei Fine Brothers che cambia(va) le regole del gioco di Youtube e dell’entertainment 2.0, che già dobbiamo rimangiarci tutto: i Fine Brothers cambiano idea e cancellano il programma “React World”.

Lascio sul blog l’articolo che dava la notizia perché, in fondo, il senso di quella riflessione non cambia (link). Però quello che è successo nelle ore successive, merita un nuovo approfondimento perché è un nuovo e importante esempio sull’evoluzioni delle relazioni fra azienda e clienti nell’internet 2.0.

Cos’è successo dopo il 26 gennaio, dopo l’annuncio della creazione di “React World”?

Benny e Rafi Fine, i Fine Brothers, volevano lanciare un franchising del loro format “React” e, contemporaneamente, metterlo sotto copyright per proteggerlo. L’internet ha dato di matto producendo una fortissima campagna contro questo progetto.

“I Fine Brothers non sono arrivati per primi con l’idea di filmare le reazioni divertenti dei bambini” (ha scritto Ryan Morrison, interpretando l’idea di molti) “e certamente non possiedono nessun diritto su un’intera serie di video di youtube. Non è stata una loro idea, non la possiedono e non possono farla valere” (-> link).

Ora dopo lo sdegno dell’internet (e 300.000 subscribers in meno…) i Fine Brothers ci ripensano e annullano tutto: niente più “React World”. E non solo. Cancellano anche la richiesta di copyright del loro format e abbandoneranno tutte le cause pendenti su youtube per l’uso della parola “react”.
Il loro messaggio di scuse è a questo (-> link).

Se quindi questo grande passo innovativo che avevo precedentemente esaltato, non ci sarà, da tutta questa storia si può comunque trarre una lezione.

Un editore (i Fine Brothers) hanno una idea, forse un po’ prepotente, ma comunque buona ed innovativa. Ma nell’internet il contatto con il proprio pubblico è diretto, senza intermediari e, volendo, è possibile parlare e ascoltare. E l’internet ha detto no, forte, chiaro, circostanziato. E i Fine Brothers hanno detto ok, “our bad”, e hanno fatto un passo indietro.
Anche questa è una prova di maturità dell’internet e che le aziende che nascono dall’internet hanno qualcosa in più nella considerazione del cliente rispetto a tutto il mondo offline.
Quindi, chapeau a tutti.

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le feroci reazioni erano state registrate da molte testate fra le quali:

The Guardian – 01.02.2016, soprattutto sul fatto che i Fine Bros. stanno cercando di registrare “React” (-> link)
The Verge – 01.02.2016, ancora sulla reazione degli youtubers al progetto dei Fine Bros. (-> link)

 

 

By |2016-06-05T08:51:56+01:00Febbraio 3rd, 2016|Categories: bubble media|Tags: , |

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