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Chi sono i migranti? Mamoudou e i due Mamadou

Mamoudou Gassama fuori dall'Eliseo dove è stato ricevuto dal presidente Macron il 28 maggio 2018. Foto di Thibault Camus
Storie molto diverse per tre ragazzi dai nomi simili: Mamoudou Gassama (che a Parigi salva un bimbo francese) e Mamadou Sow e Mamadou Bari (due bimbi guineani che vagano lungo la frontiera).

Mamoudou Gassama (foto articolo di Thibault Camus) ha 22 anni e vive a Montreuil, a Saint Denis, a Parigi. Viene dal Mali, dal villaggio di Yaguiné.

Yaguiné appare come una agglomerato di capanne sui bordi del Sahara, nella parte occidentale del Mali.

Non ho trovato foto sul web ma lo scenario non dovrebbe essere molto diverso da quello che si vede guardando la biblioteca di Tambakara, poco lontano da li.

Da questi posti parte Mamoudou nel 2013, dopo la morte della madre e la fine degli studi. Lascia il padre Makha e gli otto fratelli (Mamoudou è il 6°). Attraversa il Burkina Faso, a sud-est, e poi sempre a nord-est, dal Niger alla Libia. Arriva in Sicilia e poi appare in Francia, a settembre del 2017.

Alle ore 20.00 di sabato 26 maggio 2018, ancora con lo status di clandestino, è insieme ad un amico, cercano un posto dove mangiare e guardare la finale di Champions League. Sente urla e confusione dall’altro lato della strada, vede un bambino penzoloni su un terrazzo al 4° piano e inizia la scalata.

Mamoudou Gassama viene osannato da pubblico e, soprattutto, dai governanti. Macron lo riceve all’Eliseo con copertura televisiva.

Mamoudou otterrà la regolarizzazione della sua posizione in Francia e l’avvio del processo di naturalizzazione (e anche un lavoro di 10 mesi presso una caserma di Vigili del Fuoco).

Mamoudou Gassama (al centro) mostra la ricevuta di regolarizzazione della sua situazione di migrante (29.5.18, prefettura di Bobigny) – Gérard Julien / AFP

Le sue gesta fanno il giro del mondo. Anche suo padre, rimasto al villaggio, si gode su un cellulare l’impresa del figlio

Makha Gassama, padre di Mamoudou, guarda l’impresa del figlio in un video

E anche il presidente del Mali si congratula orgoglioso.

Interessante il racconto di Mamoudou, fatto nella sua lingua, a Maliweb.net

 


Non ci sono invece né foto né video di Mamadou Sow e Mamadou Bari, due ragazzi di 15 anni (dichiarati) che vengono dalla Guinea. Non si sa come siano arrivati alla frontiera fra Mentone e Ventimiglia e come mai cercassero, da soli, di entrare in Italia dalla Francia.

Gli italiani respingono i due ragazzi che vengono raccolti da una attivista di Amnesty International, Martine Landry, 73 anni.

La donna porta i due giovani alla polizia di frontiera che li accoglie e li assegna all’ASE (istituto francese di assistenza sociale all’infanzia). La donna però viene convocata in tribunale per rispondere del reato di favoreggiamento dell’immigrazione. Si difende sostenendo che ha preso i minori in territorio francese ma viene rinviata a giudizio dal tribunale di Nizza. Il processo è ancora in corso (13 luglio 2018 nuova udienza).

Amnesty Italia realizza un video di propaganda su questa storia.

Ma al di là della propaganda il caso è emblematico. In rete circola una frase attribuita a Landry (ma non ho trovato conferme):

In Francia se salvi un bambino francese, ti dedicano tutti gli onori, ti danno un lavoro e la cittadinanza. Se invece salvi due bambini immigrati, ti arrestano

I due bambini salvati da Landry si sono separati. Uno vive in una casa a Valbonne. L’altro è fuggito da un centro di assistenza di Nizza e non si sa dove sia.

Martine Landry rilascia molte interviste dove parla anche del caso di Mamoudou Gassama.

Je suis très contente de ce qui arrive à Mamoudou Gassama, il le mérite. Mais cela met en lumière tous ceux qui sont rejetés, qui n’ont pas accès à leurs droits, qui se trouvent dans les rues de Paris, qui se trouvent coincés à Vintimille, qui se trouvent coincés à Calais, qui ne peuvent pas revenir en arrière, qui ne peuvent pas non plus progresser, et qui n’ont pas accès à leurs droits. Tout ce non-droit est mis en lumière par cette exception que l’on faite pour Mamoudou Gassama.

(Sono molto contenta di quello che succede a Mamoudou Gassama, se lo merita. Ma questo mette in evidenza tutti coloro che sono respinti, che non hanno accesso ai loro diritti, che sono nelle strade di Parigi, che sono bloccati a Ventimiglia, che sono bloccati a Calais, che non possono tornare indietro, che non possono andare avanti, e che non hanno accesso ai loro diritti. Tutta questa mancanza di diritti è evidenziata da questa eccezione che è fatta per Mamoudou Gassama)

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