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Due soldi di speranza // quando il cinema era in grado di innovare

di Renato Castellani (1952), "due soldi di speranza" racconta una Italia che ha voglia di cambiare

Il cinema è morto (spiego l’esagerazione a questo link). Però è stato ben vivo.

Senza andare a ricercare i capolavori che tutti conosciamo, mi è capitato di vedere Due soldi di speranza, di Renato Castellani, 1952, vincitore della Palma d’Oro (allora Grand Prix du Festival) a Cannes (ex aequo con l’Otello di Welles…).

Il film nasce dall’incontro di Castellani con un certo Antonio, del quale il regista ascoltava le chiacchiere prendeva appunti. Antonio veniva da Teano e raccontava le questioni del paese. Il soggetto di Due soldi di speranza nasce così, stando in mezzo alla gente, ascoltandola, con la voglia di raccontare qualcosa di nuovo che possa interessare chi quella realtà non conosce.

La scelta degli attori avviene cercando gente di paese, girando nelle piazze con il megafono per selezionare gli interpreti della storia. Perché i registi sanno fare il loro mestiere e gli attori non professionisti bisogna saperli muovere per ottenere il meglio di loro e dare al film una patina di veridicità superiore all’inevitabile dilettantismo.

Infine c’è il come Castellani decide di raccontare la storia. Due soldi di speranza racconta di due giovani che si amano ma vivono in una realtà incapace di modernizzare le tradizioni e in un contesto che non offre lavoro. Antonio e Carmela hanno voglia e testa dura e alla fine decideranno di coronare il loro amore abbandonando i loro averi ma aiutati dalla gente del paese che premia il loro coraggio.

Castellani esce dallo schema del neorealismo classico, impregnato di ideologia, di buoni e cattivi. Un cinema “impegnato” fondamentale per lo sviluppo del nostro Paese. Ma non per forza l’unico modo di raccontare storie.

Castellani ne trova un altro. Lascia fuori ogni ideologia (anche se il prete pasciuto e stronzo c’è; i comunisti di lotta, pure) e decide invece di raccontare l’ “energia”. Il fuoco che pervade Carmela e soprattutto Antonio, che le prova tutte, tutte, pur di risolvere i problemi, pur di aiutare la famiglia, pur di stare con la sua donna.

Castellani parla di disoccupati ma fa emergere le differenze fra chi si lamenta e chi agisce; fra gli egoisti e i solidali; fra i poveri furbi e i poveri desiderosi di cambiare qualcosa.

Un grande film, con sbavature qua e là del tutto perdonabili perché oltre a raccontare una storia “rosa”, ci racconta che il cinema una volta è stato in grado di innovare, di dire cose diverse, di dirle in modo diverso.

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Due soldi di speranza
di Renato Castellani, Italia, 1952, 95′
Scritto da Renato Castellani (con l’aiuto di Ettore Margadonna e Titina De Filippo)
con Maria Fiore (Carmela), Vincenzo Musolino (Antonio)
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