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Si chiamava Mohammed Al Haj. Abitava al 14° piano della Grenfell Tower

Scappato dalla Siria di Assad, finisce al 14° piano della Grenfell Tower. Un piano di troppo.
Si chiamava Mohammed Al Haj Ali. Ancora se ne sa poco. Aveva 23 anni, qualcuno dice 25. Di sicuro era scappato dalla Siria, con il fratello Omar, e aveva chiesto e ottenuto asilo in Gran Bretagna. Studiava ingegneria all’università di West London. Un’altra foto, forse sua, lo ritrae orgoglioso mentre mostra il risultato positivo dell’esame di guida.
Abitava al 14° piano della Grenfell Tower. Il centinaio di pompieri che sono accorsi quando son divampate le fiamme hanno salvato un bel po’ di gente, ma non sono riusciti a salire oltre il 13° piano.
Dev’essere un nome comune per i siriani Mohammed Al Haj. Cercando su internet appare un 50enne rifugiato negli Usa. E anche la storia raccontata dal Telegraph di un giovane di Aleppo che lavorava come volontario in ospedale e decide di scappare in Turchia. E poi in Grecia. E poi in Ungheria e finalmente in Germania dove si ricongiunge con un amico.
Forse la storia del Mohammed londinese è stata meno avventurosa nel suo viaggio, ma ben più tragica nell’epilogo: morire in una torre stipata di gente e ricoperta di plastica a solo un piano di distanza dai soccorsi.
L’incendio della Grenfell conterà più morti di quanti gli sbroccati del califfato mai sognerebbero. Eppure mentre ai concerti si entra dopo code enormi e ormai non si può più andare in nessun posto con uno zaino, ancora esistono trappole come quella, dove la povera gente muore.
E dove Mohammed Al Haj Ali era arrivato scappando dalla guerra. E invece di rubare un posto di lavoro, Mohammed Al Haj Ali ha rubato un posto all’obitorio.