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La jihad delle donne – un libro di Luciana Capretti

Luciana Capretti insieme a Farian Sabahi presenta il suo libro "La Jihad delle donne" al salone del libro di Torino 2017

Esistono donne che fanno guide spirituali nell’islam. O che addirittura conducono la preghiera. Le imamah gestiscono moschee e predicano davanti una umma di uomini e donne.

Luciana Capretti nel suo libro reportage “la jihad delle donne”, affronta questo tema, parlando di un fenomeno che si sviluppa quasi esclusivamente in occidente. In una moschea di Copenhagen o a Berkeley, non certo in Arabia Saudita.

Al di là degli effetti che queste donne riusciranno ad avere sulla loro religione, questo movimento è interessante anche per il nostro mondo.

Il movimento femminista raccontato da Capretti reinterpreta l’Islam. Noi occidentali siamo convinti che il libro sacro musulmano sia granitico e prestiamo attenzione solo alle interpretazioni che ne danno i fondamentalisti.

Eppure queste donne imamah contestano l’interpretazione prevalente. Da secoli, dicono, il Corano è stato letto e diffuso soltanto da uomini.

Uno dei versetti più contestati dagli occidentali è il 4.34 preso a pretesto in parte del mondo musulmano per giustificare la possibilità che ha l’uomo di picchiare la moglie. Ma in realtà, racconta Capretti, quando Maometto ebbe a discutere con sua moglie si allontanò da lei, per poi tornare risolto il problema. Ecco che le imamah traducono una parola del versetto in questione non in “picchiare” ma in “allontanare”.

Nel suo libro si leggono molti di questi esempi e per quando il movimento femminista musulmano sia ridottissimo come portata, è il simbolo che qualcosa di diverso si muove, che il miliardo e mezzo di fedeli al Corano nel mondo non sono tutti una massa di terroristi cinturati di tritolo o armati di macete pronti a uccidere l’infedele.

Altri spunti sono arrivati da Farian Sabahi, giornalista italiana con padre iraniano.

Farian ricorda che le donne stavano male anche in occidente (lei nata nel ’67 in Italia da padre iraniano e madre italiana non ha avuto la cittadinanza fino a metà anni ’80. Con genitori invertiti sarebbe stato diverso).

Ma ricorda anche che certi stati particolarmente oppressivi sono ben sopportati dall’occidente (è il caso dell’Arabia Saudita). Occidente che a volte impedisce le riforme (nello Yemen qualche movimento riformista si era attivato ma si è fermato tutto quando nel 2015 l’Arabia, con le armi americane, ha cominciato a bombardare).

Infine, Farian legge una poesia di Forugh Farrokhzad, poetessa iraniana della prima metà del ‘900. “La bambola meccanica” si scaglia contro le donne che arrendevolmente subiscono la loro situazione.

“…Si può guardare al proprio mondo

con gli occhi vitrei delle bambole meccaniche

Si può dormire in una scatola di panno ruvido

con il corpo riempito di paglia

tra pizzi e perline

e a ogni volgare pressione delle dita

gridare invano

“Oh, come sono felice”

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alessandro

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