E’ l’ultimo film di Miyazaki: “Si alza il vento”

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E’ l’ultimo film di Miyazaki: “Si alza il vento”

Durante la conferenza stampa alla Mostra del Cinema di Venezia, arriva l’annuncio: Hayao Miyazaki si ritira e non realizzerà più film. Un motivo in più per vedere “Si alza il vento” (Kaze Tachinu, il titolo giapponese, The Wind Rises, il titolo internazionale).

si alza il vento

L’ultimo film di Miyazaki racconta la vita di Jiro Horikoshi, dai banchi di scuola, ai successi come ingegnere aeronautico, al matrimonio. Niente fantasia, niente gattobus, niente robe strane che fanno cose strane: Si alza il vento è un film biografico che ha come uniche licenze poetiche i sogni che guidano Jiro a costruire il suo aereo (con tanto di omaggio all’ingegnere italiano Caproni che apre e chiude la storia).

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Partiamo stavolta con gli aspetti a mio avviso negativi del film.
Dal punto di vista tecnico le animazioni sono di livello ben inferiore ai precedenti film. Anzi, in alcuni punti quasi scadenti, soprattutto nei fondali.

Si alza il vento è un film parlato, probabilmente ci sono più discorsi che in tutti gli altri film di Miyazaki messi insieme. La prima parte è un dialogo continuo, per lo più stucchevole, sugli aerei, la guerra, il vento… Che in un film di animazione si debba far procedere la vicenda solo verbalmente, non va (se poi consideriamo la potenza espressiva alla quale Miyazaki ci ha abituato,…)

Come dice il Santone: l’ “animazione” non è un genere ma una “modalità” realizzativa. Se n’è accorta di sicuro la ragazzina under12 che mi stava accanto nella poltroncina a destra e che non ha fatto che agitarsi tutto il tempo: qui di roba per bambini non c’è nulla, anzi. Si vedono effusioni solitamente tabù e sangue che sgorga. In una scena anche l’accenno esplicito alla prima notte di nozze di Jiro con la moglie Nahoko. Non si tratta di essere bacchettoni ma del doppio livello di lettura tra contenuti per bimbi e contenuti per adulti, Miyazaki aveva fatto un’arte, alla quale qui rinuncia.

Alla mia sinistra invece una ragazza giapponese che s’è pure addormentata per lunghi tratti. Perché il film è noioso, sicuramente nella prima parte. Troppo verboso, troppo poco interessante la storia, peraltro monodimensionale. Non ci fosse il capo di Jiro a sollevare la situazione…

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[spoiler warning]
Nella seconda parte, cambia il registro e ci si sposta sul melodramma. Qui Si alza il vento funziona meglio. Jiro si sposa con Nahoko che però è malata. La ragazza sceglie di stare accanto al suo uomo anche se questo aggraverà la sua malattia, fino a portarla alla morte. Un po’ di poesia c’è.

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La figura dell’ingegnere Capponi è interessante. L’italiano fa da guida nei sogni di Jiro e lo conduce fino al successo, mostrandogli ogni sorta di fantasioso aeroplano. Importante il finale che dà il senso alla poetica di Miyazaki. “Quando il vento s’alza, bisogna tentare di vivere” è la citazione dalla quale è tratto il titolo del film. Da qui Capponi continua il discorso rivolto a Jiro: “E tu devi vivere, ma prima passa da me che ho del buon vino”. La leggerezza di questa chiusura è positiva. In un film pesante come questo poi, è una bella boccata d’aria.

 

– – –
Kaze Tachinu (The wind rises)
di Hayao Miyazaki (Giappone, 2013)

Lucky Red ha acquistato i diritti per la distribuzione in Italia. Il film uscirà il 13 settembre e per soli 4 giorni sarà nelle sale.
Walt Disney ha invece acquisito i diritti per il Nord America.

[review]

Il film è stato ed è molto discusso:

L’opera di Miyazaki riscostruisce la vita di Jiro Horikoshi che creò un aereo mitico della seconda guerra mondiale: il Mitsubishi A6M Zero che seminò distruzione un po’ in tutta l’Asia. Da qui, le accuse di imperialismo mosse a Miyazaki. (di questo parla Kotaru in uno specifico articolo online -> link).

Nel suo blog sul Corriere, Marco del Corona (->link)  affronta il tema ricordando le critiche che il film ha suscitato in Giappone. “Il tono del film è apparso ad alcuni troppo indulgente verso un personaggio realmente esistito che fu strumento o complice del catastrofico militarismo di Tokyo”, racconta. Ma nella sua nota da Pechino, il blogger ricorda anche che Miyazaki è intervenuto più volte contro il revanscimo bellico di molti giapponesi (compreso l’attuale premier). “Miyazaki ha scritto di aver provato vergogna e odio verso il Giappone per quel che fece alla Cina durante il conflitto”.

Kotaru evidenzia quelli che sono, a suo avviso, i punti forti e i punti deboli (-> link):

su Repubblica una lunga intervista di Mario Serenellini a Hayao Miyazaki, sul nuovo film ma anche sulle sue motivazioni a fare film:

Sono pessimista, dice Miyazaki. Ogni volta che mi presentano un neonato mi verrebbe da dirgli “Ma che ci fai qui? Non ti hanno spiegato che non è proprio il momento di nascere?”. Forse è per questo che non faccio che realizzare film: per rassicurare i nuovi venuti, per confortarli sull’accidentato percorso dell’esistenza. Il mio cinema è una menzogna: guardatelo e vivrete felici. Che ipocrisia. Ma, una volta nati, che dobbiamo fare: cacciarli indietro o dar loro un minimo di illusione”

Kotaru (-> link) riporta che anche le associazioni contro il fumo si sono schierate contro il film di Miyazaki:
Gigazine reports that the Japan Society for Tobacco Control, however, is not pleased! The non-profit organization has issue with scenes showing smoking in, for example, a classroom, the workplace, and a resort hotel, among others. The Japan Society for Tobacco Control even has problems with a scene in which the main character holds his wife’s hand…while smoking!
“Why weren’t cigarettes omitted from this scene?” the organization asks. “There are plenty of other scenes in which there’s smoking.”

Anche il South China Morning Post arriva sull’argomento(-> link) e cita Miyazaki:
“My wife and staff would ask me, ‘Why make a story about a man who made weapons of war?’” Miyazaki said in a 2011 interview with Japan’s Cut magazine. “And I thought they were right. But one day, I heard that Horikoshi had once murmured, ‘All I wanted to do was to make something beautiful.’ And then I knew I’d found my subject… Horikoshi was the most gifted man of his time in Japan. He wasn’t thinking about weapons… Really all he desired was to make exquisite planes.”

IMDB

By |2014-09-18T08:20:09+00:00settembre 2nd, 2013|Categories: film, recensioni|Tags: , , |

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4 Comments

  1. […] VIOLENCE una famiglia greca, l’inferno, il capolavoro [leggi la recensione] in evidenza: THE WIND RISES The Wind Rises è l’ultimo Miyazaki, imperdibile per definizione ma deludente dopo la […]

  2. Valentina settembre 16, 2014 at 3:29 pm - Reply

    Non condivido tutte queste critiche al film. Cos’è? Solo perchè si tratta di Miyazaki allora deve essere per forza un cartone buonista per bambini, divertente, ecologista, con ottime eroine donne e a lieto fine? (Per inciso, opere magne anche le precedenti, nulla da obiettare). Io al contrario l’ho trovato molto originale e innovativo. L’ultimo lavoro di Miyazaki che mostra un volto del maestro mai visto prima. Forse proprio il suo vero volto, senza maschere. Un regalo. Mi è piaciuto l’estremo realismo, la ricostruzione storica (molto curata l’evoluzione della città di Tokio, dei mezzi di trasporto, degli abiti dei personaggi), il confronto tra la società giapponese e quella occidentale dei primi del ‘900, le difficoltà della vita reale (tra cui la malattia incurabile della moglie di Jiro, e le sigarette… beh, si fumava molto al tempo, non lo sapevate? Questo non ci rende certo a favore del fumo, ma se è per amore di realismo, allora è giusto così). In questo film c’è molto più “Miyazaki” di quanto non ci sia in tutti gli altri lavori messi assieme. C’è l’amore per gli aerei e l’odio per la guerra, un inno alla vita nonostante la vita non sia di certo un idillio. Per citare il conte Caproni del film… il mondo è più bello con le piramidi, anche se la loro costruzione ha avuto il suo costo. Decisamente… non è un film per bambini! Ma io non sono bambina, e a me va bene così.

  3. alessandro settembre 18, 2014 at 8:42 am - Reply

    Grazie per il commento Valentina.
    Io sarò stato viziato con Totoro e molti altri suoi lavori dove mi hanno attratto (più che le “eroine donne”) il mix fra fantasia e realtà e l’aria “leggera” che si respira in ogni suo film. Purtroppo di “Si alza il vento” ho subito più la pesantezza dei discorsi e la storia, forse reale, ma un po’ noiosa.
    Comunque sempre Miyazaki è, e in molti punti, soprattutto nella seconda parte e nel finale, non mi è dispiaciuto vederlo. Mi fa tristezza che questo sia il suo ultimo film perché, a gusto mio, è quello che gli è venuto meno bene.
    Ciao!

  4. samael febbraio 26, 2015 at 1:28 am - Reply

    Questo è semplicemente un film diverso rispetto agli altri di Miyazaki, ma niente affatto sottotono. La perdita del livello di lettura legato all’infanzia, e per cui questo film è godibile solo da un adulto, non è diverso da numerosi altri film dello stesso studio Ghibli (penso a La collina dei papaveri, o il ben più pesante Una tomba per le lucciole). In questo film, che è una sorta di testamento artistico, Miyazaki ha messo semplicemente a nudo ciò che il suo cinema è, un sogno nato e perseguito nonostante (o forse proprio per nascondere) le brutture di un mondo che qui emergono prepotenti e appena velate da un pizzico di magia che le fa risaltare ancora di più (in questo potrebbe ricordare Il labirinto del fauno, altra pellicola in cui il fantastico e il poetico per contrasto accentuano la realtà e la violenza). A questo si affianca una ricostruzione malinconica ma mai stucchevole di un mondo ormai scomparso e che si vorrebbe riportare in vita (e anche questo è leit motiv della produzione miyazakiana, basti pensare a Il mio vicino Totoro). Per quanto diverso e anomalo, quindi, si può forse dire che questo è probabilmente il più sincero tra i film di Miyazaki, quello che più degli altri permette al regista di dar sfogo alle sue passioni e ai suoi feticismi, e che più degli altri permette a noi spettatori di osservare il mondo dalla stessa sua angolazione. E questo per qualunque amante del suo cinema non può che essere un onore e un privilegio.

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