Wadjda vuole la bicicletta verde

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Wadjda vuole la bicicletta verde

Ci sono vari modi di raccontare e rappresentare le civiltà che hanno valori e meccaniche diverse dalla nostra, da quella che abbiamo o, almeno, da quella che vorremmo.
In genere tutti questi, che parlino di bullismo, di violenza sulle donne, di oligarchie spietate con gli oppositori… tutti questi, mostrano il lato oscuro con violenza, spesso fisica.

Non Wadjda.
In una scena, la piccola Wadjda, la piccola bambina protagonista di questo film tedesco/saudita, porta scarpe da ginnastica occidentali. La arcigna preside della scuola per donne le intima di mettersi normali scarpe nere. Lei insiste con le sue. In altri film, la avrebbero attesa all’angolo, l’avrebbero pestata per bene e le avrebbero tolto le scarpe a forza.

E’ solo un esempio, che dà il tono e il senso di questo film. Haifaa Al-Mansour, donna e regista dell’Arabia Saudita, che si commuove per i cinque minuti di applausi qui in Sala Grande a Lido di Venezia, sceglie di non fare un film contro la situazione della donna in Arabia. Ma un film per la situazione della donna in Arabia.

In un’altra scena, la madre di Wadjda (una splendida Reem Abdullah) prepara cena per suo marito e suoi amici. Gli uomini sono chiusi in un’altra stanza, la donna in cucina. E quando è pronto il cibo, lei prende il vassoio e lo depone ai piedi della porta del salotto. Poi bussa e si nasconde, per non farsi vedere, mentre il marito esce e raccoglie il cous cous, richiudendosi la porta alle spalle.

Mentre la signora che mi sta accanto commenta “che follia!”, la madre di Wadjda svolge il suo compito in assoluta naturalezza e la regista non sottolinea minimamente (con inquadrature o con musiche) una scena che la nostra cultura definirebbe aberrante.

Ma, appunto, la sensazione è che Al-Mansour non cerchi lo scontro, ma la descrizione di un contesto in parte accettato (la madre di Wadjda e altri) e in parte contrastato (amiche della madre), come del resto è in Arabia Saudita.

E in questo contesto si muove Wadjda, ragazzina undicenne (Waad Mohammed), che non ne vuol sapere di cambiare le sue scarpe o di coprirsi la testa con il velo. E che vuole una bicicletta, anche se per una ragazzina devota, andare in bicicletta è quasi peccato.

Ma Wadjda la vuole quella bicicletta, lotterà per averla e alla fine l’avrà. E pedalerà forte per le vie di Riyadh e arrivata in fondo al viale si volterà a sinistra e poi a destra, per scegliere che strada prendere. Perchè lei adesso è libera di scegliere.

Se ci limitiamo a vedere Wadjda come un film di denuncia della situazione delle donne in Arabia Saudita cogliamo solo metà e forse meno del significato di questo film. Credo che la Al-Mansour più che questo, volesse dirci una roba più complessa: Wadjda, nel contesto così oppressivo nel quale si trova, ha lottato e c’è riuscita ad avere la sua bicicletta e a scegliere la sua strada; noi, occidentali arguti e propagatori di democrazia per il mondo, ai quali tutto è permesso e che tutto possono avere, abbiamo davvero ciò che vogliamo?


La bicicletta verde (Wadjda), Arabia Saudita/Germania, 2012
scritto e diretto da Haifaa Al-Mansour
con Waad Mohammed (Wadjda),
Reem Abdullah (la madre)

[imdb]

By |2013-05-29T17:07:41+00:00agosto 31st, 2012|Categories: film|Tags: , |

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6 Comments

  1. […] E’ il caso della piccola Waad Mohammed, strepitosa interprete di Wadjda (di cui ho scritto qui). La foto è di […]

  2. […] visto e cosa pensava di “Wadjda”, film proiettato a Venezia di cui ho parlato qui [link]. Film che tratta proprio questo […]

  3. […] Nei festival di tutto il mondo va in scena “Wadjda” (o “La bicicletta verde”), della regista saudita Haifaa Al-Mansour, primo film interamente girato in Arabia Saudita che narra di una bambina che vuole disperatamente una bicicletta anche se la sua cultura (e le leggi del suo Paese) lo vieterebbero [ne ho già parlato sul blog a questo link] […]

  4. […] Nei festival di tutto il mondo va in scena “Wadjda” (o “La bicicletta verde”), della regista saudita Haifaa Al-Mansour, primo film interamente girato in Arabia Saudita che narra di una bambina che vuole disperatamente una bicicletta anche se la sua cultura (e le leggi del suo Paese) lo vieterebbero [ne ha già parlato Alstov sul suo blog a questo link] […]

  5. […] a tollerare il cinema (abbiamo già parlato molto de “La bicicletta verde” -> link). Però… Barakah punta a far ridere il pubblico occidentale giocando sugli stereotipi del […]

  6. […] a tollerare il cinema (abbiamo già parlato molto de “La bicicletta verde” -> link). Però… Barakah punta a far ridere il pubblico occidentale giocando sugli stereotipi del […]

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